Archivi categoria: società civile

A rischio 25mila posti in tutta Italia. Addetti alle pulizie nelle scuole in stato di agitazione.

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I 25mila lavoratori che si occupano delle pulizie nelle scuole italiane, e che rischiano in questi giorni il posto di lavoro, non sono e non devono essere un problema di ordine pubblico. Sono un problema sociale a cui la politica deve dare risposte credibili e convincenti.
Leggete qui cos’è successo a Pomezia:

http://ilmanifesto.it/pomezia-la-polizia-sgombera-con-molta-forza-le-addette-alle-pulizie-di-una-scuola/

Una brutta vicenda che poteva e doveva essere evitata.

MDS

Lavorare 2.0: il recruitment passa per Facebook.

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Ragazzi, attenti! Le stime più recenti sul rapporto tra aziende e social network vedono un notevole incremento dell’uso che ne viene fatto in occasione della selezione di nuovo personale. Dal 17% del 2008 si è, infatti, passati al 40% delle aziende che “spiano” i loro candidati. E viene valutato tutto, errori (anzi, orrori) ortografici compresi. Inoltre, il 65% delle imprese che ricorre ai social giudica con più favore i candidati che abbiano avuto esperienze di volontariato.
In un momento in cui il mercato del lavoro ristagna, questa prassi può risultare antipatica. Personalmente, la ritengo odiosa a prescindere. Ma se il mercato è questo, occorre equipaggiarsi.
Cosa fare allora?
Riconsiderare la propria immagine sul web innanzitutto. È inevitabile!
Saprete sicuramente che a quanto raccontate di voi o alle foto che pubblicate in rete non è offerta una tutela al 100% da occhi indiscreti: basti pensare alla timeline di Facebook, detta anche copertina, che non può essere limitata ai soli amici. Tuttavia bisognerebbe soffermarsi un po’ anche sul fatto che queste informazioni sono accessibili a persone che intendono “studiarvi” per motivi professionali e non solo a semplici curiosi, stalker, maniaci ed ex compagni di classe indiscreti.
L’immagine che terrete a dare a chi può potenzialmente offrirvi un lavoro è sicuramente diversa da quella che utilizzate per interfacciarvi con i vostri amici. Per esempio, andreste mai ad un colloquio di lavoro coi rasta o con i capelli verde fluo, magari mentre siete in preda alla migliore sbornia della vostra vita, indossando una comoda tuta o un succinto completino da spiaggia? Io non credo, se a quel lavoro ci tenete davvero. Per chi non dovesse capirmi, consiglio la lettura di Trainspotting: il pezzo dedicato al colloquio di lavoro è uno dei migliori che Irvine Welsh abbia mai scritto.

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Tornando a noi, se tenere distinte le due sfere sociali non sempre è possibile visto che, come già detto, le informazioni che si seminano in rete sul proprio conto sono in qualche modo sempre raggiungibili, si dovrebbe allora reinterpretare questa tendenza delle aziende come un cambiamento della società rispetto agli inevitabili canali che il web ha aperto e messo a disposizione e giocare questa carta a proprio favore. Se già sapete che chi dovrà giudicarvi probabilmente farà qualche ricerca in più sul vostro conto, sfruttate i social a vostro vantaggio. Prima di tutto proteggete, per quanto possibile, i vostri profili sui social network controllando sempre le impostazioni della privacy. Il Grande Fratello di Orwell esiste veramente e non è una trasmissione televisiva. Ma se vivete con Instagram e Facebook sempre a portata di mano e se proprio non potete evitare di far sapere al mondo quanto ve la siate spassata sabato scorso, create un profilo ufficiale e dignitoso, con il vostro nome, cognome e una bella foto della vostra laurea o del matrimonio di una cugina di secondo grado e inventate un alter ego per il vostro tempo libero. So che Facebook impone di usare il proprio nome, ma sono in molti a non farlo. Io, ad esempio: non provate a cercarmi, perché non mi troverete mai. Anzi, no, non provateci nemmeno. Questo post non lo firmo, visto il tema affrontato. Per mia fortuna FB si usava poco, anzi in Italia nemmeno esisteva, credo, quando dieci anni fa ho iniziato a cercare lavoro, ma non si sa mai di questi tempi e se dovesse servirmi, darò vita al più noioso account che si possa immaginare!
Infine, qualche ultimo consiglio…
Oltre ai social si usa sempre più il cosiddetto curriculum vitae 2.0.: mi riferisco soprattutto a Linkedin, stavolta. Ebbene, nel redigere il vostro CV assecondate sempre i desideri di chi vi sta valutando, soprattutto quello di capire qualcosa in più su chi siete davvero (cioè su chi vorrebbero che voi foste, visto che si parla di recruiting) e su come vi rapportate con gli altri, visto che è uno degli aspetti di voi che un datore di lavoro vorrebbe sapere sempre prima di farvi firmare un contratto, specie se il lavoro offerto prevede un’attività di team.
A questo punto fatevi furbi e buttatevi nella giungla. E ricordate, guai a lasciar trapelare sul lavoro anche una sola mezza notizia sul vostro conto. Anche dopo l’assunzione. Anche coi colleghi (anzi, soprattutto).
Per adesso è tutto: non resta che augurarvi in bocca al lupo! E crepi…!

BlogNomos

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2014. Fuga dall’Italia.

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Secondo il 19° rapporto della Fondazione ISMU – Istituto per lo Studio della Multietnicità, nel 2012 sono stati circa 68.000 gli italiani che si sono trasferiti all’estero, ossia 18.000 in più del 2011. Le cause? Mancanza di lavoro e sistema sanitario insufficiente. Non è che sia una sorpresa, ma la realtà in cifre preoccupa, è inutile negarlo.
La prima causa è senza dubbio quella del mercato del lavoro bloccato, che non lascia possibilità ai giovani e ai disoccupati e inoccupati. Per questa ragione, in particolare, gli italiani emigrano e vanno a vivere in altri Paesi.
Il diciannovesimo rapporto sulle migrazioni presentato a Milano dall’ISMU lo scorso 13 dicembre riporta le cifre relative al 2012, ma non ci stupiremmo se il trend nel 2013 fosse ulteriormente peggiorato. Tant’è che l’Istituto prevede che entro il 2050 dal sud Italia se ne saranno andati 4 milioni di persone. Sembra quasi che tutti vogliano scappare dall’Italia. (Sembra?) Sembra anzi di essere tornati indietro di un secolo. Nel 1913 un italiano ogni 40 partiva in cerca di fortuna altrove. Il problema della disoccupazione, tuttavia, non è solo dei cittadini italiani ma anche di quelli stranieri: cala, infatti, anche il numero dei permessi di lavoro: 67 mila contro i 350 mila nel 2010.
Per gli stranieri, poi, al problema del lavoro si aggiunge anche quello della salute: uno su dieci non si rivolge al Sistema Sanitario Nazionale per motivi economici. Un problema che sta divenendo comune anche a noi cittadini, peraltro. A ciò si aggiunge, inoltre, la condizione degli irregolari (circa il 6 per cento del totale degli stranieri in Italia) che preferiscono non avere rapporti con le istituzioni per paura di essere denunciati.
Le cifre che riassunte fin qui sono disponibili sul sito dell’ISMU:
http://www.ismu.org/

Michele De Sanctis

Nestlè, Cig per 867 lavoratori: la Perugina in sciopero.

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Altro che Baci, è scio­pero alla Peru­gina Nestlè di San Sisto, dopo che l’azienda ha comu­ni­cato la deci­sione di pro­ce­dere all’attivazione della cassa inte­gra­zione ordi­na­ria per 867 lavo­ra­tori (con gli sta­gio­nali si arriva a un migliaio). I lavo­ra­tori, come rife­ri­scono in una nota con­giunta Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil e Rsu – hanno annun­ciato un pac­chetto di 8 ore chie­dendo con­tratti di soli­da­rietà e non cassa inte­gra­zione. L’azienda invece ha deciso e comu­ni­cato in modo «uni­la­te­rale» la Cig ai dipen­denti che sono scesi subito in stato di agi­ta­zione. Secondo i sin­da­cati il con­tratto di soli­da­rietà appli­cato lo scorso anno pre­sup­pone un accordo su un piano indu­striale «che deve dare una pro­spet­tiva seria».

Fonte: PRC
http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=10812

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CASSA INTEGRAZIONE: A GENNAIO 2014 -10,4% NEL 2013 DOMANDE DI DISOCCUPAZIONE E MOBILITA’ +33,8% RISPETTO AL 2012.

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Nel mese di gennaio 2014 sono state autorizzate 81,4 milioni di ore di cassa integrazione, tra interventi ordinari, straordinari e in deroga.
Rispetto a gennaio 2013, quando le ore autorizzate erano state 90,8 milioni, si registra una diminuzione del -10,4%, determinata dal calo degli interventi di cassa integrazione ordinaria e in deroga (rispettivamente del -23,1% e del -16,1%), mentre la cassa integrazione straordinaria fa segnare un lieve aumento (+0,8%).
Come accennato nel confronto tendenziale con il mese di gennaio 2013, si registra il calo delle ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria (Cigo), che a gennaio 2014 sono state 23,8 milioni, mentre quelle autorizzate a gennaio 2013 erano state 30,9 milioni (-23,1%). In particolare, la variazione è stata pari a -31,7% nel settore Industria, mentre al contrario nel settore Edilizia vi è stata una crescita del +21,0%, più sensibile a fattori meteorologici.
Di segno opposto l’andamento tendenziale della cassa integrazione straordinaria (Cigs). Il numero delle ore autorizzate è stato a gennaio 2014 superiore a quello dello stesso mese dello scorso anno: 43,9 milioni, con un aumento del +0,8% rispetto a gennaio 2013, quando le ore autorizzate erano state 43,5 milioni.
Gli interventi in deroga (Cigd), pari a 13,7 milioni di ore a gennaio 2014, fanno segnare invece un andamento decrescente (-16,1%) se raffrontati con quelli del mese di gennaio 2013, nel quale furono autorizzate 16,4 milioni di ore.
Per analizzare i dati relativi a disoccupazione e mobilità, si ricorda che da gennaio 2013 è cambiata la normativa di riferimento. Considerando che i dati forniti si riferiscono al mese precedente rispetto a quelli della cassa integrazione, cioè al mese di dicembre 2013, e che da gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni per la disoccupazione involontaria, ASpI e mini ASpI, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, Istituto Nazionale Previdenza Sociale

mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le domande sono classificate come ASpI e mini ASpI.
Per quanto riguarda i dati specifici, nel mese di dicembre 2013 sono state presentate 98.394 domande di ASpI, 33.500 domande di mini ASpI e 410 domande di disoccupazione tra ordinaria e speciale edile.
Nello stesso mese sono state inoltrate 10.131 domande di mobilità, mentre quelle di disoccupazione ordinaria ai lavoratori sospesi sono state 28.
Complessivamente nel 2013 sono state presentate 2.134.975 domande, con un aumento del 33,8% rispetto alle domande presentate nel 2012, che erano state 1.595.604.

Fonte: INPS

Fai clic per accedere a cs140205bis.pdf

5 febbraio 2014

Aumentate le indennità Inail per danno biologico.

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L’incremento del 7,57% è stato disposto dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, con un decreto che – in attuazione della legge di stabilità – rende disponibili per tale scopo 50 milioni nel bilancio dell’Istituto. Superato un blocco dell’adeguamento delle prestazioni che durava dal 2009

ROMA – Dal 1 gennaio 2014 aumentano del 7,57% le indennità Inail per danno biologico. E’ quanto ha disposto il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, con un decreto che – in attuazione della legge di stabilità – rende disponibili per tale scopo fine 50 milioni nel bilancio dell’Inail. “L’aumento, disposto in via straordinaria in attesa dell’introduzione del sistema di rivalutazione automatica delle indennità, tiene conto della variazione dei prezzi al consumo – si legge in una nota emanata dal dicastero – e si applica sia agli indennizzi sia ai ratei di rendita maturati dall’inizio dell’anno”.

“Risorse significative per oltre 100mila lavoratori infortunati e tecnopatici”. “Con questo intervento si assegnano significative risorse agli oltre 100mila lavoratori infortunati e tecnopatici – dichiara nella nota Giovannini, che ha proposto il provvedimento in sede di legge di stabilità – Con il provvedimento di oggi si supera un blocco nell’adeguamento delle prestazioni che durava dal 2009 e che ha provocato effetti negativi sul loro valore reale” . In particolare – conclude la nota – sono 105mila le rendite in essere interessate dall’incremento previsto dal decreto, 55mila gli indennizzi in capitale annui e 13mila le nuove rendite del 2014.

Fonte: INAIL

http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/PeriGiornalisti/news/p/dettaglioNews/index.html?wlpnewPage_contentDataFile=UCM_121633&_windowLabel=newPage

(13 febbraio 2014)

Education and Training 2020.

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di Michele De Sanctis

Tra gli obiettivi di medio e lungo periodo del nostro Paese c’è quello del programma Education and Training 2020. Si tratta di una strategia di cooperazione europea che fissa il programma di lavoro degli Stati membri per il decennio 2011-2020. ET 2020 definisce gli obiettivi strategici condivisi, oltreché un insieme di principi e di metodi di lavoro comuni che fissano le priorità per ogni ciclo di lavoro, come la cooperazione tra Stati membri nell’ambito dell’apprendimento permanente, che deve fare proprio il metodo di coordinamento aperto (MCA /OMC – Open Method of Cooperation), la cooperazione intersettoriale, trasparente e concreta, risultati diffusi e periodicamente rivisti, massima compatibilità con i processi di Bologna e di Copenhagen, rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi e le Organizzazioni Internazionali. Gli obiettivi fissati sono:
1) fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà;
2) migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione;
3) promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva;
4) incoraggiare la creatività e l’innovazione, compresa l’imprenditorialità, a tutti i livelli, dell’istruzione e della formazione.
L’Italia è oggi al diciassettesimo posto nella graduatoria dei 27 Paesi dell’Unione Europea, quindi ancora lontano dal traguardo da raggiungere. Questo scenario rappresenta nel contempo una sfida e un’opportunità non indifferente per il rilancio della concertazione di politiche attive del lavoro e della formazione, che dovrebbe essere basata su una chiara visione strategica del Governo e da più efficaci politiche formative regionali e territoriali, sul ritorno ad un apporto significativo delle parti sociali, ma soprattutto sul contributo originale e innovativo del sistema di istruzione e di quello della formazione professionale.
ET 2020 è un obiettivo irrinunciabile, perché le dinamiche del mercato del lavoro sono una vera e propria emergenza sociale. Anche dinanzi al critico scenario che oggi offre il Paese rispetto a tali tematiche.
Per far fronte a questa situazione via via più critica, è necessario che il nuovo Governo, Ministri dell’Istruzione e del Lavoro, così come gli assessori regionali, intraprendano un percorso che permetta di sperimentare politiche integrate attivanti: politiche che puntino a coinvolgere responsabilmente gli attori del sistema economico e sociale, le istituzioni educative e formative e gli stessi giovani e le famiglie.
Occorre, pertanto, un riposizionamento delle politiche industriali, sulle strategie aziendali e sul rilancio delle PMI, poiché per competere sul mercato globale il nostro Paese deve basarsi su un modello medio-alto e basare l’attività produttiva su ricerca, innovazione e qualità dei prodotti.
Ciò di cui necessita l’economia italiana è un’offerta formativa più mirata, programmi di studio più intensi, attenzione maggiore alla formazione scolastica ed universitaria. Ma occorre anche una politica di orientamento allo studio e al lavoro che permetta un coinvolgimento consapevole e responsabile degli studenti e delle famiglie. Il che non vuol dire famiglie che affianchino l’attività didattica di cui la scuola, per mancanza di fondi, accorpamento di classi ed istituti e per mancanza di personale, è carente. È necessario, invece, a fronte di una scuola di buon livello, che le famiglie seguino, pur lasciandoli autonomi e responsabilizzati, gli studi dei propri figli, pretendendone la massima qualità, ossia la giusta qualità che ci si dovrebbe attendere da un servizio pubblico. È necessario, poi, che la pratica di stage e tirocini lavorativi nell’ambito di tutti i percorsi scolastici e universitari diventi obbligatoria, con un ruolo più attivo delle università nell’attività di matching tra domanda e offerta di lavoro.
Nei prossimi sei anni l’Italia deve investire sulla conoscenza. Non possiamo permetterci altri ritardi. Non possiamo permetterci di distruggere il futuro delle nostre imprese e della nostra società.