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IL SEGRETO DEL ‘MIO’ SUCCESSO

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Introduzione e traduzione di Michele De Sanctis

 

Vi siete mai chiesti se esistano davvero delle differenze di comportamento tra quelli che hanno successo e chi non riesce a raggiungere i risultati sperati? Una risposta sul tema viene da Dave Kerpen, blogger e autore di best seller e CEO di Likeable Media, azienda specializzata in social media marketing, che, sul suo profilo LinkedIn, prova a confrontare chi sa ottenere il meglio dalle cose e chi non ce la fa.

Scopriamone alcune.

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Qualche settimana fa Dave ha ricevuto un’e-card dal CEO di Petra Coach, creatore di Align Software e membro della EO, Andy Bailey. Sebbene non l’avesse mai incontrato, la sua cartolina ha esercitato un certo effetto su Dave, rafforzando i valori in cui già credeva e ricordandogli quali siano gli atteggiamenti e le abitudini da sposare per avere successo.

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1. Abbracciare il cambiamento vs. la paura di cambiare

Abbracciare il cambiamento è una delle cose più complesse che una persona può fare. Con il mondo in rapido cambiamento e la tecnologia che si muove più celermente che mai, abbiamo bisogno di abbracciare le novità e capire come adattarci piuttosto che averne paura, negarle o nascondersi per non affrontarle.

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2. Desiderare il successo degli altri vs. sperare in segreto che falliscano

Quando sei in un’azienda e lavori in team, se vuoi avere successo, dovrà farcela anche il resto del gruppo. Dobbiamo desiderare che anche i nostri colleghi ottengano risultati e crescano. Se ti auguri il contrario, perché continui a lavorare con loro?

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3. Trasmettere gioia vs. trasmettere rabbia

Negli affari come nella vita, è sempre meglio essere felici e trasmettere quella gioia agli altri. E’ una cosa che diventa contagiosa e che incoraggia gli altri a fare lo stesso. Le persone più felici sono maggiormente orientate al conseguimento degli obiettivi e quindi al successo. Se nel team c’è una persona che trasmette rabbia, ciò semina stati d’animo simili, privando il gruppo della necessaria motivazione e raggiungendo scarsi successi.

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4. Prendersi le responsabilità dei propri fallimenti vs. incolpare gli altri delle proprie sconfitte.

Dopo ogni salita, c’è sempre una discesa. Essere un leader e, in generale, un uomo di successo significa dover prendersi la responsabilità dei propri fallimenti. Incolpare gli altri non serve a nulla: porta solo disagio in azienda e non ne verrà fuori nulla di buono.

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5. Parlare delle idee vs. sparlare delle persone

Cos’è che tutti abbiamo imparato ai tempi del liceo? Parlare male delle persone non porta da nessuna parte. E’ solo uno spreco di tempo. Avrà successo chi parlerà di idee, non chi passerà la sua giornata a sparlare degli altri. Condividere le proprie idee con il team gioverà a tutti.

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6. Condividere informazioni vs. tenere tutto per sé

Come abbiamo imparato all’asilo, condivisione è attenzione. Sui social media, in affari e nella vita per aver successo è importante condividere.

Se condividiamo con il gruppo le informazioni di cui siamo in possesso, sarà più facile coinvolgere gli altri in ciò che stiamo facendo e nel raggiungimento degli obiettivi. Al contrario, chi non sa farlo dimostrerà solo il suo egoismo e non sembrerà altro che una persona di strette vedute.

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7. Fare piani e stabilire obiettivi vs. vivere senza sapere cosa fare

Come si può ottenere successo se non si sa dove andare? Le persone di successo progettano il loro futuro: cosa fare nelle loro giornate, negli anni, come muoversi per migliorare. Se vuoi fare come loro, scegli i tuoi obiettivi e scrivi un piano su come intendi raggiungerli.

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8. Mostrare gratitudine vs. disprezzare le persone e il mondo che ti circonda

Ogni momento di gratitudine trasforma la mia vita e mi rende più felice e di successo. Le persone a cui mostri gratitudine sono quelle che più contribuiscono alla buona riuscita del tuo business. Assicurati di mostrare gratitudine a tutti quelli con cui vieni in contatto.

La gratitudine è la chiave per avere successo negli affari, come nella vita.Immagine

 

 

 

 

Stage con paghe da sogno

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Dimentica stage pagati pochi euro a fronte di un’ingente mole di lavoro. Esistono aziende nel mondo dove un periodo di tirocinio può farti guadagnare perfino 5mila euro netti al mese.

Sono 10 le aziende che trattano meglio i loro stagisti. A rivelarle è Glassdoor, il celebre sito che raccoglie informazioni sui luoghi di lavoro.

1. Palantir Technologies
La prima piazza di questa speciale classifica spetta a un’azienda di software di San Francisco. Qui uno stagista guadagna 7,012 dollari mensili (5,098 euro).

2. VMWare
Secondo posto per un’altra azienda di software: 6,966 dollari allo stagista di turno (5,065 euro).

3. Twitter
Anche il social network di Jack Dorsey tratta bene i suoi stagisti: 6,791 dollari al mese (4,938 euro).

4. LinkedIn
Poco al di sotto il social per professionisti: 6,230 dollari al mese (4,530 euro).

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5. Facebook
Non poteva mancare il social di Mark Zuckerberg che ama molto i suoi stagisti: 6,213 dollari (4,517 euro).

La classifica continua con Microsoft (4,463 euro); eBay (4,454); Google (4,340 euro) e Apple (4,161 dollari).

Decimo posto per Amazon dove uno stagista dovrà “accontentarsi” di poco più di 4mila euro al mese.

Fonte: Millionaire

Lavorare 2.0: il recruitment passa per Facebook.

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Ragazzi, attenti! Le stime più recenti sul rapporto tra aziende e social network vedono un notevole incremento dell’uso che ne viene fatto in occasione della selezione di nuovo personale. Dal 17% del 2008 si è, infatti, passati al 40% delle aziende che “spiano” i loro candidati. E viene valutato tutto, errori (anzi, orrori) ortografici compresi. Inoltre, il 65% delle imprese che ricorre ai social giudica con più favore i candidati che abbiano avuto esperienze di volontariato.
In un momento in cui il mercato del lavoro ristagna, questa prassi può risultare antipatica. Personalmente, la ritengo odiosa a prescindere. Ma se il mercato è questo, occorre equipaggiarsi.
Cosa fare allora?
Riconsiderare la propria immagine sul web innanzitutto. È inevitabile!
Saprete sicuramente che a quanto raccontate di voi o alle foto che pubblicate in rete non è offerta una tutela al 100% da occhi indiscreti: basti pensare alla timeline di Facebook, detta anche copertina, che non può essere limitata ai soli amici. Tuttavia bisognerebbe soffermarsi un po’ anche sul fatto che queste informazioni sono accessibili a persone che intendono “studiarvi” per motivi professionali e non solo a semplici curiosi, stalker, maniaci ed ex compagni di classe indiscreti.
L’immagine che terrete a dare a chi può potenzialmente offrirvi un lavoro è sicuramente diversa da quella che utilizzate per interfacciarvi con i vostri amici. Per esempio, andreste mai ad un colloquio di lavoro coi rasta o con i capelli verde fluo, magari mentre siete in preda alla migliore sbornia della vostra vita, indossando una comoda tuta o un succinto completino da spiaggia? Io non credo, se a quel lavoro ci tenete davvero. Per chi non dovesse capirmi, consiglio la lettura di Trainspotting: il pezzo dedicato al colloquio di lavoro è uno dei migliori che Irvine Welsh abbia mai scritto.

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Tornando a noi, se tenere distinte le due sfere sociali non sempre è possibile visto che, come già detto, le informazioni che si seminano in rete sul proprio conto sono in qualche modo sempre raggiungibili, si dovrebbe allora reinterpretare questa tendenza delle aziende come un cambiamento della società rispetto agli inevitabili canali che il web ha aperto e messo a disposizione e giocare questa carta a proprio favore. Se già sapete che chi dovrà giudicarvi probabilmente farà qualche ricerca in più sul vostro conto, sfruttate i social a vostro vantaggio. Prima di tutto proteggete, per quanto possibile, i vostri profili sui social network controllando sempre le impostazioni della privacy. Il Grande Fratello di Orwell esiste veramente e non è una trasmissione televisiva. Ma se vivete con Instagram e Facebook sempre a portata di mano e se proprio non potete evitare di far sapere al mondo quanto ve la siate spassata sabato scorso, create un profilo ufficiale e dignitoso, con il vostro nome, cognome e una bella foto della vostra laurea o del matrimonio di una cugina di secondo grado e inventate un alter ego per il vostro tempo libero. So che Facebook impone di usare il proprio nome, ma sono in molti a non farlo. Io, ad esempio: non provate a cercarmi, perché non mi troverete mai. Anzi, no, non provateci nemmeno. Questo post non lo firmo, visto il tema affrontato. Per mia fortuna FB si usava poco, anzi in Italia nemmeno esisteva, credo, quando dieci anni fa ho iniziato a cercare lavoro, ma non si sa mai di questi tempi e se dovesse servirmi, darò vita al più noioso account che si possa immaginare!
Infine, qualche ultimo consiglio…
Oltre ai social si usa sempre più il cosiddetto curriculum vitae 2.0.: mi riferisco soprattutto a Linkedin, stavolta. Ebbene, nel redigere il vostro CV assecondate sempre i desideri di chi vi sta valutando, soprattutto quello di capire qualcosa in più su chi siete davvero (cioè su chi vorrebbero che voi foste, visto che si parla di recruiting) e su come vi rapportate con gli altri, visto che è uno degli aspetti di voi che un datore di lavoro vorrebbe sapere sempre prima di farvi firmare un contratto, specie se il lavoro offerto prevede un’attività di team.
A questo punto fatevi furbi e buttatevi nella giungla. E ricordate, guai a lasciar trapelare sul lavoro anche una sola mezza notizia sul vostro conto. Anche dopo l’assunzione. Anche coi colleghi (anzi, soprattutto).
Per adesso è tutto: non resta che augurarvi in bocca al lupo! E crepi…!

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