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LA TOP 20 DEI PAESI IN CUI È PIÙ FACILE FARE SOLDI.

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di Michele De Sanctis

Loro ce l’hanno fatta da soli. Sono diventati miliardari partendo da zero. Parliamo dei ‘superimprenditori’, gente che è riuscita a creare imperi economici con le proprie mani. Richard Branson di Virgin, Amancio Ortega di Zara, Dietrich Mateschitz di Red Bull, Guy Laliberté de Cirque du Soleil, fino all’italianissimo Giorgio Armani. Sono questi alcuni esempi di persone che dal nulla hanno realizzato una vera fortuna.

Uno studio condotto dal London-based Centre for Policy Studies e recentemente riportato da BusinessInsider, analizzando le classifiche di Forbes degli uomini più ricchi del mondo dal ’96 ad oggi, identifica mille superimprenditori provenienti da 53 Paesi. Per essere considerato superimprenditore, è necessario aver guadagnato almeno un miliardo di dollari. La ricerca non prende in considerazione quei capitani d’industria che i miliardi e le attività li hanno ereditati. Oggetto, quindi, sono soltanto i veri Paperon de’ Paperoni, perché l’obiettivo è quello di individuare i Paesi che offrono le maggiori opportunità di realizzare il sogno di scalare la vette del business e diventare ‘billionaire’ a tutti gli effetti. In particolare, lo studio evidenzia che la terra promessa è essenzialmente frutto della giusta combinazione di tre fattori: 1) sistema educativo, 2) burocrazia e tasse 3) libertà di mercato.

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Vediamo insieme la classifica:

1. Hong Kong

2. Israele

3. Usa

4. Svizzera

5. Singapore

6. Norvegia

7. Irlanda

8. Taiwan

9. Canada

10. Australia

11. Gran Bretagna

12. Nuova Zelanda

13. Svezia

14. Germania

15. Giappone

16. Spagna

17. Repubblica Ceca

18. Turchia

19. Portogallo

20. Grecia

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Si noti che a Hong Kong e in Israele c’è una maggiore concentrazione di superimprenditori rispetto a qualunque altro Paese, considerando la loro percentuale sul totale della popolazione. Il che fa scendere gli USA dal primo e dal secondo posto, nonostante un numero elevato di paperoni, ma con una % sulla popolazione inferiore, restando, tuttavia, sul podio con la medaglia di bronzo. Nella top five si aggiungono, poi, Svizzera e Singapore.

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L’Italia è fuori dalla top 20. L’eccesso di burocrazia della nostra Pubblica Amministrazione non aiuta certo l’imprenditoria, ma speriamo che la ‘rivoluzione’ promessa dal Governo dia i frutti attesi e che il nostro PIL continui lungo la curva positiva degli ultimi tempi. Sorpresa finale: spuntano alla posizione 20 la Grecia e alla 19 il Portogallo. Fuori dalla classifica anche i nostri cugini d’oltralpe.

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Il governo pensa di mettere il canone Rai nella bolletta elettrica.

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da Corriere della Sera

E alla fine l’idea sarebbe quella di inserire il canone Rai nella bolletta. È questo il provvedimento allo studio del governo per il recupero dell’evasione del canone Rai. Un provvedimento da inserire nel decreto che prevede di restituire 80 euro in busta paga per chi guadagna meno di 1.500 euro al mese e che consentirebbe quindi la copertura di alcune misure già annunciate dal governo. L’introito eventualmente recuperato infatti, stimato intorno ai 600 milioni di euro, andrebbe per metà al Tesoro e per metà alla Rai. In questo modo verrebbero offerte le garanzie necessarie alla Corte dei Conti sul recupero di risorse che andrebbero a finanziare i provvedimenti annunciati. Il piano sarebbe quello di legare il pagamento del canone non più alla detenzione dell’apparecchio, ma al versamento dell’importo della bolletta elettrica. Oppure – e questa sarebbe a quanto risulta la soluzione caldeggiata dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli e da Viale Mazzini – al nucleo familiare.

Risorse
Il recupero potenziale – secondo il dossier allo studio del governo – è di 300 milioni di euro e riguarda il 26,5% dei nuclei familiari (pagano attualmente il canone il 68,7% dei nuclei, pari a 16 milioni e mezzo, con un gettito complessivo di 1,7 miliardi di euro). Il gettito che arriverebbe nelle casse pubbliche sarebbe quindi di 150 milioni. Sul canone speciale, in particolare, si prevede un recupero di 100 milioni di euro. Del tema – secondo quanto riporta oggi Il Fatto Quotidiano – si parlerebbe anche in una lettera inviata da Palazzo Chigi alla Rai. Nella lettera il governo chiederebbe un contributo alla tv pubblica per finanziare i provvedimenti annunciati dal premier Matteo Renzi, pari al 10% del canone, cioè 170 milioni di euro.

Pizzaiolo si uccide dopo aver ricevuto una multa dell’Ispettorato del lavoro.

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Tragedia a Casalnuovo, nel napoletano: all’uomo – sposato con tre figli – era stata consegnata una sanzione di duemila euro dopo che gli ispettori del lavoro avevano scoperto che sua moglie, che lavorava a tutti gli effetti nel negozio, era irregolare.

Il capo degli ispettori: «Non siamo i suoi assassini»

La crisi economica ha una nuova vittima: questa volta è un pizzaiolo che dopo aver ricevuto una multa di 2 mila euro dalla DPL, si è suicidato. A quanto pare, gli affari non andavano bene e, in seguito alla notifica della sanzione, non ha retto il colpo.

Il 2013 è stato un annus horribilis per gli italiani: 149 (60 più del 2012) le persone che hanno deciso di togliersi la vita, perché incapaci di affrontare la crisi che ancora attanaglia il Paese, che piega i cittadini lasciandoli senza speranze per il futuro, fagocitandone la vita, la storia. Tutto. E anche il 2014, purtroppo, ha già offerto notizie di cronaca altrettanto tristi, come quella di oggi che giunge da Casalnuovo, in provincia di Napoli.

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Eduardo De Falco, piccolo imprenditore titolare di un panificio, era disperato: non ha retto a quella multa da 2 mila euro da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Ha scelto di farla finita. Eduardo se n’è andato. Gli erano state riscontrate delle irregolarità relative alla gestione della sua attività commerciale e di lì è scattata la sanzione. Ma lui, che da tempo versava in gravissime condizioni economiche, incapace di trovare una soluzione ai suoi problemi, ha deciso di suicidarsi. Così, dopo un periodo nero in cui gli affari gli andavano male, è arrivato il tragico epilogo di una storia comune, che sta diventando in Italia quella di tanti, troppi, lavoratori: togliersi la vita. Eduardo l’ha fatto sotto casa, all’interno della sua auto, inalando i gas di scarico del motore.

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Un cartello con la scritta «Non siamo ladri, né sfruttatori» e una corona di orchidee, con la firma «Tutti i commercianti» sono stati collocati davanti al panificio-pizzeria di Eduardo, “Eddy” De Falco, al Corso Umberto I di Casalnuovo. Gli amici giunti sul posto dopo la diffusione della notizia sono ancora pochi, e tra loro domina l’incredulità. «Sono allibito», dice un commerciante. Altri parlano di una iniziativa di protesta contro fisco e burocrazia.

Diversamente da altri bloggers, noi non riteniamo giusto rivolgere alcun rimprovero agli ispettori, che hanno semplicemente fatto ciò che per legge andava fatto. È il loro compito: non hanno scelta in questi casi. Ma non possiamo non restare basiti di fronte ad uno Stato che consente il ripetersi di queste tragedie, siamo stupiti e soprattutto preoccupati dall’indifferenza con cui una parte della classe politica passa oltre dinanzi a queste storie e dalla costante strumentalizzazione che ne fa la restante parte.

MDS
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Ocse: Italia riformi tasse e lavoro e tagli i tempi della giustizia

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Gli obiettivi chiave per la politica economica italiana restano quelli di risolvere la pesante eredità della disoccupazione lasciata dalla crisi e di rianimare la competitività. Lo sottolinea l’Ocse nel rapporto “Obiettivo crescita”, pubblicato in occasione del G20 di Sydney, che fa il check up delle riforme strutturali realizzate dal 2012 nei Paesi industrializzati.

La lista di priorità per la Penisola resta lunga, secondo quanto riferisce sul rapporto l’agenzia Radiocor: si va dalla riforma del lavoro, all’istruzione, alle privatizzazioni, al rispetto della legge e ai tempi della giustizia, fino alla tassazione – tema su cui l’Ocse raccomanda semplificazione -, lotta all’evasione e riduzione della pressione sui salari più bassi. «Svariati anni di consolidamento fiscale, bassa fiducia e scarso credito hanno lasciato l’Italia con un tasso di disoccupazione a doppia cifra e nessun chiaro segnale di una rapida ripresa», scrivono gli esperti dell’Ocse.

La Penisola è in effetti al sesto posto tra i 34 Paese aderenti all’Organizzazione con un tasso di disoccupazione oltre il 12 per cento. Il rapporto torna a sottolineare la necessità di riequilibrare la protezione del lavoro, riducendola in alcuni tipi di contratto e migliorando la rete di salvataggio del welfare. Per ridurre il rischio della disoccupazione di lungo termine, l’Ocse raccomanda di rafforzare le politiche attive del lavoro. Inoltre, «riforme del mercato del lavoro mirate a ridurne la dualità – scrivono gli economisti dell’Organizzazione – con in particolare l’attuazione di una rete di salvataggio universale, una migliore istruzione professionale e il sostegno per l’apprendistato possono ridurre l’ineguaglianza dei redditi».

Sul fronte delle tasse, l’Ocse raccomanda di «migliorare la struttura delle imposte, semplificando il codice fiscale, combattendo l’evasione fiscale e, quando la situazione di bilancio lo permetterà, riducendo il cuneo fiscale sui lavoratori a basso reddito».

Vanno inoltre ridotte le barriere alla concorrenza «rafforzando il rispetto della legge a tutti i livelli di Governo, riducendo la proprietà pubblica e i ritardi della giustizia civile». L’Ocse ribadisce anche che va migliorata l’equità e l’efficienza del sistema di istruzione, sia per utilizzare meglio i fondi convogliati sull’istruzione, sia per migliorare le possibilità di quanti hanno basse qualifiche.

Il rapporto peraltro prende nota anche delle riforme fatte nei due ultimi anni, come l’assegno di disoccupazione universale o la nuova normativa per le industrie di rete, i maggiori poteri dati all’Antitrust e la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozia. Con la postilla tuttavia, che «vanno fatti altri sforzi per assicurarsi l’effettiva attuazione delle riforme».

Fonte: Il Sole 24 Ore