Ripresa vera solo nel 2015. Lo dice il report di Ernst&Young

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da Il Sole 24 Ore del 23 giugno 2014

di Enrico Netti

Un’Italia che fatica ad agganciare la ripresa dell’Eurozona e per il momento continua a resistere grazie all’export – come conferma il +9,2% degli ordinativi esteri dell’industria ad aprile diffuso venerdì dall’Istat -, in attesa del ritorno della domanda interna. Per questi motivi l’anno dovrebbe terminare con un aumento dello 0,3% del Pil. Per il 2015 è previsto l’atteso cambio di passo con un’accelerazione dell’economia, che porterà la crescita del Pil all’1,2 per cento. Trend in leggera accelerazione per gli anni successivi.

Leggermente migliore la situazione negli altri Paesi dell’Unione: qui la ripresa c’è, sebbene fragile, ma la brezza del rilancio spinge l’economia con un ritmo costante. Il Pil dell’Eurozona, dopo due anni negativi, dovrebbe mettere a segno un +1,1% se la crisi dell’Ucraina resterà sotto controllo. Negli anni a seguire si vedrà un rafforzamento fino al +1,7 previsto per il 2018.

Sono i numeri chiave delle previsioni contenute nel report «Eurozone forecast», realizzato da Ernst&Young, studio che sottolinea il perdurare delle difficoltà dell’Italia.
«La nostra crescita è prevista ancora molto debole e dovrebbe irrobustirsi nel 2015: per ora l’economia continua a muoversi molto lentamente – spiega Donato Iacovone, amministratore delegato di EY Italy e Head di EY Med -. Scontiamo ancora le debolezze del sistema-Paese e fatichiamo a ritrovare il passo, mentre altre economie sono già riuscite ad agganciare la ripresa».

Il riferimento è a Spagna, Portogallo e Irlanda che, secondo le previsioni di EY, a fine anno avranno un Pil in crescita dell’1 per cento. Previsioni molto favorevoli per Lettonia, Estonia e, naturalmente, per la Germania. I Paesi periferici dell’Eurozona sono visti in recupero con il profilarsi di una lenta ripresa della domanda interna su cui si innesterà un limitato aumento degli investimenti.

In accelerazione le esportazioni dell’Eurozona, che faranno registrare – si legge nel report – aumenti su base annua compresi tra il 3,5 e il 4 per cento. Nelle ultime settimane il rapporto euro-dollaro ha visto il rafforzamento della moneta europea, ma entro fine anno potrebbe iniziare a indebolirsi a vantaggio dell’export della Ue. Inoltre sul fronte dell’economia reale si attendono gli effetti del ritorno del credito a favore delle imprese dopo l’ultima decisione della Bce.

I settori che in prospettiva si riveleranno più dinamici saranno il manifatturiero e le tlc, comparti che nel 2015 potrebbero mettere a segno un +2,7% su base annua. In decisa ripresa anche le costruzioni e le utilities. In questi comparti il made in Italy potrebbe riuscire nell’intento di agganciare la ripresa, che già spinge gli altri. «Il nostro manifatturiero ha sofferto anche di una competizione allargata – ricorda Iacovone -. Se riuscissimo a superare il limite dimensionale, indissolubilmente legato al fabbisogno finanziario, l’economia nazionale potrebbe registrare una netta accelerazione della crescita. Si devono aiutare le Pmi a proiettarsi sui mercati internazionali».
Il ritorno della domanda interna, poi, è legato a doppio filo all’export e all’efficacia delle riforme strutturali. «Il percorso di riforme intrapreso è la strada possibile per dare slancio al Pil dal lato dell’offerta e sperare così di invertire il segno degli indicatori negativi – sottolinea Iacovone -. Le previsioni ci inducono a riporre fiducia nella riforma del mercato del lavoro, nelle misure per favorire il pagamento degli arretrati della Pa e nelle privatizzazioni».

Rimane il macigno del deficit pubblico che, con gli andamenti previsti della nostra crescita, resterà al 3,1% nel 2014 per scendere sotto il 2% solo nel 2017. Fino a quell’anno il debito continuerà a restare oltre il 130 per cento. E con i livelli record di pressione fiscale è difficile immaginare ulteriori interventi e manovre sul lato delle entrate.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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