VIA LIBERA ALLA RIFORMA DEL CATASTO

Dopo il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri al decreto legislativo sulla composizione, attribuzione e il funzionamento delle Commissioni Censuarie, a norma dell’articolo 2, comma 3, lettera a) della legge delega per la riforma fiscale (legge 11 marzo 2014, n. 33), parte la corsa alla riforma del Catasto. L’attivazione delle Commissioni Censuarie è, però, solo il primo tassello di una riforma il cui obiettivo è di arrivare a una local tax unica ed equa. Si passerà dai vani ai metri quadri e la zona di residenza inciderà di più sul valore effettivo degli oltre sessantadue milioni di immobili presenti in Italia, che le Commissioni saranno chiamate a censire. Ecco le principali novità.

di Michele De Sanctis

Le Commissioni Censuarie locali saranno 106, cui si aggiungerà la Commissione Censuaria Centrale ubicata a Roma con funzioni di supervisore. Si tratterà, in realtà, di una ‘riattivazione’ delle vecchie Commissioni Censuarie, istituite negli anni ’80 e progressivamente depotenziate. Tra i compiti delle nuove commissioni, che s’insedieranno entro un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo, ci sarà anche quello di validare le funzioni statistiche dell’Agenzia dell’Entrate, alla base della revisione del sistema estimativo del Catasto dei fabbricati. In caso di ricorsi dell’Agenzia delle Entrate e dei Comuni contro le decisioni delle Commissioni Censuarie locali in materia di qualità, classi e tariffe d’estimo dei terreni e in materia di categorie, classi e tariffe d’estimo dei fabbricati, sarà la commissione censuaria centrale a dirimere gli eventuali conflitti di competenza. Il Catasto centrale, inoltre, eserciterà poteri sostitutivi ove le Commissioni locali non provvederanno alla validazione delle funzioni statistiche. Le funzioni statistiche, peraltro, dovranno esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale, anche all’interno di uno stesso comune.

Son ben 62 milioni gli immobili da censire, oltre ai terreni e fabbricati vari. Le commissioni, a tal proposito, saranno divise in tre sezioni specifiche e saranno composte di 25 componenti effettivi (di cui quattro provenienti dall’Agenzia delle Entrate) più 21 supplenti per la durata di cinque anni. Non potranno farne parte parlamentari, ministri, assessori comunali o regionali, prefetti o dirigenti di movimenti politici.

In questo nuovo censimento saranno cambiati numerosi parametri che definiranno la rendita di un immobile, come la localizzazione e categoria della zona di ubicazione, l’anno di costruzione, la tipologia/qualità della casa e lo stato di conservazione dell’immobile, ma la modifica più rilevante riguarderà le dimensioni effettive degli immobili: si passerà, infatti, a considerare i metri quadri del bene e non più i vani come avvenuto finora. Questi parametri, tuttavia, verranno stimati da un’equazione, attualmente in elaborazione presso gli Uffici Tecnici dell’ex Agenzia del Territorio (ora delle Entrate), che permetterà di definire le nuove rendite e i nuovi valori catastali. Dunque, da un punto di vista catastale, le sorti dei vostri immobili dipenderanno da un algoritmo, che terrà conto di metri quadri, microzona di appartenenza e tipologia (negozi, abitazioni, ecc.), mentre, al valore medio di mercato così calcolato si applicheranno dei coefficienti che dipenderanno dagli altri parametri prima indicati, quali: ubicazione, epoca di costruzione e grado di finitura.
L’intera operazione di censimento potrebbe richiedere circa cinque anni.

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