Un nuovo vento di riforma soffia sulla dirigenza pubblica

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Iniziano a trapelare la prime indiscrezioni sulla nuova riforma della dirigenza pubblica promossa dal Governo Renzi.

La riforma della dirigenza pubblica è un argomento che sovente trova ampio spazio nel dibattito nazionale, senza, però, essere affrontato in maniera decisa ed esaustiva. Si tratta di un problema specifico della ben più ampia e preoccupante scarsa efficienza della Pubblica Amministrazione, la cui gravità è continuamente stigmatizzata dall’Unione Europea. Infatti, sono continue le raccomandazioni di riformare il settore espresse da parte delle istituzioni comunitarie. È notizia di questi ultimi giorni il fatto che il Commissario UE Olli Rehn abbia evidenziato come l’inefficienza della Pubblica Amministrazione italiana concorra (insieme a molti altri fattori) a rendere il nostro Paese un “sorvegliato speciale”.

 La riforma in questione prevederebbe diverse novità in materia, tra le quali spiccano la mobilità (anche interamministrativa) dei dirigenti pubblici, l’istituzione di un albo unico per la dirigenza, la retribuzione di produttività vincolata all’effettiva capacità di ottimizzare la gestione finanziaria delle strutture dirette, nonché l’introduzione di pagelle dettagliate e capaci di premiare l’efficienza.

 Le disposizioni non dovrebbero essere contenute nel Jobs Act, in quanto dovrebbero avere una loro autonomia, per, poi, intersecarsi con quelle contenute nell’azione di Spending Review, già avviata dal Governo Monti, proseguita dal Governo Letta, e, tuttora, in corso con la redazione del “Dossier Cottarelli”. L’insieme di questi interventi ridefinirà la figura del dirigente pubblico italiano. In altri termini, siamo di fronte ad una mini-riforma che interesserebbe soltanto questo specifico aspetto della Pubblico Impiego. In estrema sintesi, è ipotizzabile la redazione di uno specifico disegno di legge di iniziativa governativa da emanarsi entro il prossimo mese di aprile 2014.

A livello di strategia, si sta pensando all’avvio contestuale, sia di un piano di riordino dei vertici dell’alta burocrazia statale, sia di di una generale riorganizzazione della Pubblica Amministrazione. Tali tempistica e modalità appaiono credibili, in quanto il citato “Dossier Cottarelli” sulla revisione della spesa pubblica dovrebbe essere pronto per metà del mese di marzo 2014.

 Le prime avvisaglie di questa importante rotazione degli incarichi sono già state avvistate con le nuove nomine successive all’insediamento del Governo Renzi. Dopo la nomina dei Responsabili dei Gabinetti e degli Uffici Legislativi, ora si sta avviando all’individuazione dei Capi Dipartimento dei vari Ministeri.

Questo processo trova una forte spinta propulsiva nella Spending Review, la quale qualifica la riforma, seppure parziale, del Pubblico Impiego, come uno dei suoi pilastri fondanti. A tal proposito, il commissario straordinario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, ha già inviato il suo citato “Dossier” al Governo e che sarà esaminato dettagliatamente da un apposito Comitato Interministeriale.

Il nuovo assetto della dirigenza pubblica si connoterà per una forte mobilità negli incarichi. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere garantito da un nuovo Albo unico, il quale dovrebbe racchiudere le due attuali fasce dirigenziali. La mobilità, anche interamministrativa opererebbe dopo cinque anni di permanenza presso la medesima Amministrazione Pubblica. Non è esclusa neanche la creazione di un Albo unico per i dirigenti esterni a chiamata.

Merita una particolare attenzione, la volontà del Governo di revisionare e di rendere più fluidi gli attuali strumenti di valutazione dell’attività svolta dai dirigenti pubblici. Si tratta di strumenti finora scarsamente utilizzati. Invece, l’intento riformatore vorrebbe incentivarne l’utilizzo, attraverso l’introduzione di  una “pagella” del dirigente pubblico, basata su analitici indicatori, il cui contenuto dovrebbe essere reso pubblico con il massimo della trasparenza possibile.

Inoltre, si segnala la precisa indicazione di collegare direttamente la retribuzione di risultato dei dirigenti pubblici alla loro capacità di ridurre la spesa. Anzi, sarà proprio la valutazione dei risultati raggiunti, intesi soprattutto in termini di capacità di gestione finanziaria così come delineato dalla nuova Spending Review, a determinare l’assegnazione della quota di retribuzione dirigenziale collegata al raggiungimento del risultato.

Germano De Sanctis

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